Editoriale I cartelloni Le produzioni
X (ICS)
Racconti crudeli della giovinezza >> X.03 Halle Neustadt
ideazione e regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con Silvia Calderoni, Sergio Policicchio, Mario Ponce-Enrile, Lucia Puricelli
in video Silvia Calderoni, Sergio Policicchio, Ines Quosdorf, Denis Kuhnert, Karl Haußmann, Sabine Bock, Toni Bernhardt, Susanne Sudol, Adreas Berger e i gruppi musicali Foulse Jockers (I), Tomorrow Never Come (F), Types of Erin (D) Bring me to my 2nd burial (D)

Motus

X (Ics) è un progetto che tenta di realizzare un racconto sulla giovinezza.
Una giovinezza che non è mai serena, ma inquieta come per Pasolini o disperata alla Fassbinder. Ma quali sono le nuove “generazioni X” alle quali allude il titolo? Che miti inseguono e che segreti nascondono? I Motus, da anni uno dei più interessanti gruppi dell’avanguardia teatrale italiana, cercano risposte a queste domande tra centri commerciali, periferie e quartieri residenziali, che diventano sfondo d’azione e punto d’incontro di quegli adolescenti tanto citati dalle più recenti cronache quanto dimenticati da società e famiglie.

Una “X” come simbolo di un tempo in cui il corpo stesso è soggetto ai cambiamenti delle mode e diviene merce di consumo da confezionare e barattare per scambi amorosi. Una “X” assimilabile al simbolo della morte, il teschio, sempre più ricorrente sugli accessori d’abbigliamento di chi a quella generazione appartiene. Questo il terreno d’indagine di X (ics) Racconti crudeli della giovinezza che esplora i territori della graphic art per connettere le immagini video alle azioni reali che accadono sulla scena con corpi di carne e sangue che si muovono coniugando l’adolescenza a Mtv, Myspace e cellulari. Ispirata nel sottotitolo alla fi lmografi a dell’esordiente Nagisa Oshima, ribelle regista giapponese degli anni Sessanta, la performance, trasversale e multimediale, fonde narrazione, montaggio, successione delle voci e dei dialoghi, scandendo un ritmo che la avvicina per intensità alla danza, facendo di ogni cosa movimento. Come una sorta di “grande fratello”, alcune telecamere osservano, 24 ore su 24, la vita delle periferie urbane e degli spazi suburbani di alcune città e capitali europee, come nel caso di Halle Neustadt in Germania, catturando frammenti di vita quotidiana delle giovani generazioni. Discoteche, luoghi anonimi per incontri e centri sociali vengono ripresi usando le tecniche del documentario e proiettati in scena. Insieme ai cortometraggi scorrono le azioni dei performer. I Motus sono andati nei parcheggi dove i ragazzi giocano a pallone, nei fastfood o nei centri commerciali. Hanno tenuto conto del vecchio pensiero utopico e del nuovo sogno consumistico. Hanno misurato il vuoto e il nulla ma hanno anche tenuto conto dei fermenti e della creatività (dalle band musicali ai gruppi di artisti) che animano le nuove generazioni, nella ex Ddr come in tutto l’est europeo. Uno spettacolo quello dei Motus, gruppo di punta del nuovo teatro, che fonde linguaggi artistici diversi: fi n dagli esordi hanno proposto un linguaggio teatrale che è contaminazione di arti visive, fantascienza, fumetto, barocco, pubblicità, poesia, disegnando così una spettacolarità estrema e allo stesso tempo incisiva.


BOLZANO: Teatro Comunale (Teatro Studio)
sabato 6 febbraio h. 20.30