OGNI STAGIONE È UN NUOVO INIZIO
Editoriale del Direttore del Teatro Stabile di Bolzano Andrea Cerri
Ogni stagione è un nuovo inizio. Non soltanto per chi sale sul palco o lavora dietro le quinte, ma per una comunità intera che ogni anno decide di ritrovarsi nello stesso luogo, alla stessa ora, per condividere una storia. Viviamo un tempo che ha reso quasi eroico ogni gesto collettivo e condiviso: guardiamo film da soli, ascoltiamo musica con le cuffie, facciamo la spesa dal divano di casa, e persino le notizie del mondo ci arrivano già filtrate su misura per noi. Eppure, il teatro resiste a questa deriva, e lo fa senza nostalgia, senza atteggiarsi a reperto da museo. Continua semplicemente a fare quello che ha sempre fatto: chiedere a persone che non si conoscono, di vivere insieme, per un paio d’ore, la stessa storia. “Quando il gioco si fa puro” perché il gioco è una cosa seria: non è un intrattenimento minore ma l’atto fondativo con cui accettiamo una regola condivisa pur di poterci permettere un mondo diverso da quello reale. Ecco: forse è proprio questa la definizione più onesta di teatro che conosciamo. Un patto, un gioco, un “facciamo finta che”, pronunciato insieme, che ci autorizza, quanto meno per la durata di uno spettacolo, a guardare la realtà da un’angolazione che da soli non avremmo trovato. Quasi ottant’anni fa il Teatro Stabile di Bolzano nasceva scommettendo sul fatto che ricostruire una società, dopo le macerie, significasse anche ricostruire i luoghi dove una comunità potesse ritrovarsi a immaginare insieme, stringendo quel “patto” ideale. Il contesto, da allora, è cambiato. Quella scommessa no, resta identica, forse più urgente di prima. Una scommessa che si traduce in un’idea di teatro pubblico che vorremmo continuare a costruire insieme. Un teatro che produce spettacoli con alcuni dei più importanti artisti della scena nazionale, destinati a viaggiare capillarmente in tutta Italia. Ma che allo stesso tempo rimane ostinatamente radicato al proprio territorio. Un teatro che abita le sale di Bolzano, Merano, Bressanone, Vipiteno, Brunico, quelle della Bassa Atesina e della Stagione Regionale Contemporanea, ospitando i protagonisti del teatro nazionale, ma che sente anche il bisogno di uscire dai propri edifici e di andare a incontrare le persone là dove vivono. Per questo continuiamo a far crescere un “Teatro Stabile di Comunità”, portando il teatro nelle scuole, nelle case di riposo, in carcere, nei luoghi della cura e della fragilità, ponendo al centro dei nostri progetti sempre l’atto artistico, convinti che l’utilità sociale di queste esperienze sia direttamente proporzionale alla qualità e forza artistica in esse espressa. E per ribadire che il teatro appartiene a tutti, che ogni persona ha il diritto di incontrare la bellezza, il pensiero e l’immaginazione. Allo stesso tempo vogliamo sempre di più guardare oltre i nostri confini, allargare l’orizzonte, perché l’Europa non è soltanto uno spazio geografico, ma un esercizio quotidiano di confronto: nascono così nuovi progetti dedicati ai giovani talenti e al dialogo internazionale, con l’ambizione di mettere le nuove generazioni accanto ai protagonisti della scena contemporanea, perché possano immaginare e, speriamo un giorno costruire, nuove forme di identità, cittadinanza e convivenza europea. Continuiamo a far parlare tra loro linguaggi diversi — teatro, danza, musica, cinema, letteratura, arti visive, scienza — perché nessuna disciplina, chiusa in sé stessa, riesce a raccontare davvero la complessità del presente. Niente di tutto questo avrebbe senso senza chi, ogni sera, occupa una poltrona. Ogni spettacolo, ogni evento teatrale, esiste per intero solo nell’incontro tra chi lo fa e chi lo guarda: prima di quel momento resta un’ipotesi. Ecco perché sottoscrivere un abbonamento è per noi molto di più di una formula di ingresso: è una dichiarazione di appartenenza. Significa scegliere di sostenere il proprio teatro, e riconoscersi in una comunità ampia che ancora scommette sul fatto che l’arte e le storie possano renderci cittadini più consapevoli, persone più curiose, società più aperte. Il nostro compito resta questo, semplice da dire e più complicato da fare: costruire un teatro del presente: aperto, vivo, capace di rischiare. Un luogo dove le differenze si incontrano, le idee si confrontano e l’immaginazione diventa un bene comune. Il resto lo farà ciò che il teatro fa da sempre: ricordarci che una comunità comincia nell’istante esatto in cui qualcuno accetta di mettersi nei panni di un altro, e di giocare, insieme a lui, questo gioco collettivo.












