Storia del Teatro Stabile di Bolzano


 

Il Teatro Stabile di Bolzano nasce nel 1950. È, dopo il Piccolo di Milano, il secondo Teatro Stabile d’Italia e la principale istituzione teatrale in lingua italiana dell’Alto Adige.
Da 66 anni opera senza interruzioni sul territorio del Trentino Alto Adige e nei teatri italiani. È riconosciuto e sostenuto dallo Stato fin dalla sua fondazione. I direttori che si sono avvicendati nel corso della lunga storia dell’ente teatrale sono cinque: Fantasio Piccoli, Maurizio Scaparro, Alessandro Fersen, Marco Bernardi e, dal 18 giugno 2015, Walter Zambaldi.

Le finalità istituzionali del TSB sono riconducibili alla produzione, al sostegno e alla diffusione del teatro nazionale d’arte e di tradizione nell’ambito cittadino, provinciale, regionale, nazionale e internazionale e alla ricerca e sperimentazione teatrale attraverso compagnie specializzate e qualificate.

L’attività attuale del TSB si caratterizza per la promozione della drammaturgia italiana contemporanea e per il rischio culturale che ne consegue, con una particolare attenzione e apertura ad autori e registi della scena contemporanea e a testi inediti.

Dal 1999 il TSB ha sede come ente residente nel centro del capoluogo altoatesino presso il Teatro Comunale, progettato dall’architetto Marco Zanuso.

Gli spettacoli in stagione vengono messi in scena presso il T° Comunale, nella Sala Grande e nel T° Studio, e presso il Forum di Bressanone, l’Haus Michael Pacher di Brunico, il T° Puccini di Merano e il T° Comunale di Vipiteno e in prestigiosi teatri nazionali e internazionali.

Oltre agli spettacoli de “La Grande prosa” il Teatro Stabile dà uno spazio particolare alla rassegna “Altri Percorsi”, dedicata alle nuove tendenze del teatro italiano e all’esplorazione del territorio della ricerca più avanzata e del teatro civile.

Il TSB, inoltre, in collaborazione con le intendenze scolastiche italiana, tedesca e ladina della Provincia di Bolzano, progetta e realizza la rassegna, giunta nel 2015 alla XVII edizione, “W il teatro!” dedicata al mondo della scuola, con spettacoli di teatro professionale per l’infanzia e la gioventù distribuiti capillarmente sul territorio.

Il progetto artistico presentato dal Teatro Stabile di Bolzano per i prossimi tre anni di attività 2016-2018 si è classificato primo nella sua categoria, quella dei 20 TRIC, vale a dire i Teatri di Rilevante Interesse Culturale, con un punteggio totale di 87.74.
Il punteggio è stato conferito dalla Direzione Generale dello Spettacolo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che ha pubblicato l’atto di assegnazione dei contributi del Fondo Unico per lo Spettacolo per il triennio 2015/2017.
Un risultato molto lusinghiero che consentirà all’ente bolzanino di proseguire e rilanciare l’attività culturale a livello locale e nazionale.

Le soddisfazioni non finiscono qui: la valutazione del progetto culturale dello Stabile ha ottenuto in assoluto un risultato secondo solo a quella del “peso massimo” Piccolo Teatro di Milano, una delle più prestigiose istituzioni teatrali d’Europa. Un ottimo inizio di mandato per Walter Zambaldi, il nuovo direttore dello Stabile bolzanino, il miglior modo possibile per salutare il direttore uscente Marco Bernardi.

faust Nel 1947 Piccoli aveva fondato il Carrozzone, una forma di spettacolo itinerante analoga alla Barraca di Garcia Lorca. Con lui opera un gruppo di giovani attori, che poi forma il nucleo della prima compagnia bolzanina. Alcuni di loro, e altri scritturati durante i quindici anni di attività nel capoluogo altoatesino, scrivono pagine importanti dello spettacolo italiano: Romolo Valli, Valentina Fortunato, Adriana Asti, Franca Rame, Giulio Brogi e Mariangela Melato.

Questo fiuto di "talent scuot" rimane un tratto peculiare del lavoro teatrale di Piccoli. Come regista rifiutava la lezione del naturalismo, cercava nella stilizzazione scenografica e nell’essenzialità gestuale le forme di una recitazione curata fino al puntiglio che accordava alla parola un valore scenico assoluto. Il repertorio della compagnia spazia dal classico (Plauto, Shakespeare, Goethe, Goldoni) alle novità italiane (Terron, Biagi, Bompiani), al teatro straniero (Cechov, Claudel, Anouilh). Tra gli spettacoli di successo ricordiamo "Miles Gloriosus" di Plauto, "Faust I" di Goethe e "Piccola città" di Wilder.

Incompatibilità artistiche determinarono nel 1965 le dimissioni di Piccoli dalla direzione dello Stabile. Terminava un’esperienza comunque positiva: nel lungo periodo di attività era riuscito sia a creare un pubblico attento e affezionato che ad ottenere un certo prestigio nazionale. Gli succedono due attori famosi quali Renzo Ricci (1966-67) e Renzo Giovampietro (1967-68). Sono, questi, anni di grande instabilità.

 iorata la chiusura dal 1980 al ’92 lo Stabile svolge la propria attività sotto la gestione commissariale di Carlo Corazzola che affida a Marco Bernardi, giovane regista già assistente di Scaparro, la nomina di direttore artistico, incarico ricoperto tuttora. Bernardi affronta con attenzione i problemi organizzativi e imprenditoriali ed elabora una programmazione culturale indirizzata alle forze creative del territorio, attenta alla sensibilità del pubblico e alla valorizzazione della produzione degli spettacoli rivolti alla scuola.
Lo Stabile registra un riassestamento del bilancio e una notevole crescita di pubblico (può contare ormai su un consolidato di 120.000 spettatori a stagione). Sostenitore del "teatro di parola", Bernardi inserisce le proprie produzioni all’interno di organici progetti tematici, come quello dedicato alle opere giovanili di Shakespeare e al rapporto tra cinema e teatro ("Coltelli" di Cassavetes in prima europea, "Anni di piombo" della von Trotta e "Provaci ancora Sam" di Allen in prima nazionale), oppure all’attenzione della nuova drammaturgia italiana e tedesca (Cavosi, Sbragia, Giorgi, Fassbinder, Bernhard, Süskind, tra gli autori presentati), all’analisi del teatro del Settecento ("Barbiere di Siviglia" di Beaumarchais, "La Locandiera" di Goldoni, che sarà replicata trecento volte con l’interpretazione di Patrizia Milani e Carlo Simoni), oppure il progetto interdisciplinare e multimediale dedicato al mito di Medea.