Avevo un bel pallone rosso
In teatro uno snodo cruciale della storia italiana- Premio Riccione per il Teatro 2009
- di Angela Demattè
- regia Carmelo Rifici
- scene Guido Buganza
- costumi Margherita Baldoni
- luci Lorenzo Carlucci
- con Andrea Castelli, Angela Demattè Teatro Stabile di Bolzano
Angela Demattè, Andrea Castelli
Un testo crudo, scritto e interpretato da Angela Demattè, che affronta con
onestà e senza sconti la tragedia del terrorismo con le sue vittime innocenti.
Nello spettacolo si assiste a un progressivo, drammatico mutamento attraverso
il dialogo serrato, intenso, doloroso con il padre della Cagol, un uomo
semplice, anche lui inesorabilmente normale, nella magistrale interpretazione
di Andrea Castelli. E uscendo dal teatro si è costretti a riflettere, avendo la
sensazione di non aver perso una serata.
Emilia Costantini / Corriere della Sera
Diretti con grazia semplice ma efficace da Carmelo Rifici, solo due attori in
scena, padre e figlia. Ovvero un Andrea Castelli che ottimamente incarna il
conflitto emotivo e generazionale per quella figlia ribelle e dalle strane idee
che frequenta cattive compagnie e che nemmeno il matrimonio con quel Renato
sistemerà, e la stessa Angela Demattè che da timida ragazza di buona
famiglia diviene poco a poco (anno dopo anno) sempre più decisa e fredda
ma incapace di rompere con il padre. Da vedere.
Luca Vido / Il Giorno
Sorprendono il garbo, il pudore e l’equilibrio che la giovane drammaturga
trentina, anche protagonista perfettamente in parte, riesce a mantenere
tra i due personaggi, raccontando senza partigianerie l’aprirsi di un
divario generazionale e ideologico che ha le sue buone ragioni da una
parte e dall’altra.
Claudia Cannella / Hystrio
Quel che affascina di questo spettacolo – così lineare, pulito, verrebbe da
dire “tradizionale” – è proprio l’evoluzione del linguaggio, la dialettica.
La tensione padre-figlia si muta, infatti sottilmente e inesorabilmente, in
un dialogo che assume toni sconcertanti di una incomunicabilità dovuta
a vocabolari, dizionari, lingue sempre più lontane.
Andrea Porcheddu / Del Teatro.it
La storia vera della brigatista rossa Mara Cagol diventa per la giovane
autrice Angela Demattè materia per raccontare gli anni bui del terrorismo
attraverso l’incomunicabilità tra un padre e una figlia. Una distanza generazionale
che diventa linguistica, dal dialetto del quotidiano all’italiano
politicizzato dei proclami Br, in un testo teso e intelligente.
Simona Spaventa/ la Repubblica
venerdì 24, sabato 25, domenica 26 febbraio ore 20.30 (domenica ore 16.00)
