Editoriale I cartelloni Le produzioni

Leo Gullotta 
Il piacere dell’onestà

Paradossi e colpi di scena con un grande mestro del teatro italiano
di Luigi PIrandello
regia
Fabio Grossi
scene e costumi
Luigi Perego
musiche
Germano Mazzocchetti
luci
Valerio Tiberi
con
Leo Gullotta
e con
Martino Duane, Paolo Lorimer, Mirella Mazzeranghe, Marta RIcheldi

Teatro Eliseo
Dopo il successo dello spettacolo L’uomo, la bestia e la virtù, Leo Gullotta, attore di razza, si confronta nuovamente con la sua terra natale, la Sicilia, e con il suo autore teatrale più rappresentativo, Luigi Pirandello. Il tutto in una pièce, Il piacere dell’onestà, dove ancora una volta l’uso ideale della maschera per far fronte alle perbenistiche convenzioni di una società, si ripropone con grande forza.

Portata per la prima volta in scena il 27 novembre 1917 da Ruggero Ruggeri con la sua compagnia al teatro Carignano di Torino, la pièce, il cui disegno drammaturgico è tratto dalla novella Tirocinio del 1905, racconta di Angelo Baldovino, uomo fallito e di dubbia moralità, che accetta solo per il piacere dell’onestà di sposare Agata, ragazza di buona famiglia che aspetta un bambino da un uomo maritato, il rispettabile marchese Fabio Colli.

La crisi esistenziale dell’individuo e le sue tante battaglie interiori restano al centro della ricerca teatrale di Fabio Grossi, che come per il precedente L’uomo, la bestia e la virtù cura la regia di questo capolavoro pirandelliano, e di Gullotta alle prese ancora una volta con i grandi dilemmi dell’uomo. In questo caso con quello dell’onestà, parola di grande effetto per il periodo in cui Pirandello concepì la sua opera, parola di lacerante contesto in questa nostra travagliata epoca.
Il piacere dell’onestà è una delle prime commedie scritte dallo straordinario novelliere e commediografo siciliano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

L’atmosfera paradossale e assurda per alcuni aspetti, delinea e scandisce l’intera pièce dove, come è usuale per lo scrittore agrigentino, l’essere e l’apparire in realtà sono categorie senza alcun valore. L’assurdità è palese in una società, immutata nei tempi, che ha paura della diversità, perché essere onesti significa essere diversi, e che fa di tutto per annichilire l’elemento considerato spurio con tutti i mezzi, anche quelli più perversi.

Anche se messo alle strette nella manovra estrema di farlo contravvenire alle proprie responsabilità, Angelo Baldovino continua a mantenere intatta la propria “maschera” di uomo onesto, finendo così per mettere spietatamente a nudo la disonestà di tutti gli altri.


BOLZANO: Teatro Comunale (Sala Grande)
Turno A giovedì 15 gennaio h. 20.30
Turno B venerdì 16 gennaio h. 20.30
Turno C sabato 17 gennaio h. 20.30
Turno D domenica 18 gennaio h. 16.00