Editoriale I cartelloni Le produzioni
Editoriale

ll Teatro Comico: la compagnia
Le tre nuove produzioni che caratterizzano la cinquantanovesima stagione del Teatro Stabile di Bolzano
illustrano in modo paradigmatico il progetto artistico e culturale di questo teatro, riassumendone le direzioni di ricerca messe a punto nelle ultime stagioni: rilettura del repertorio classico, promozione dei testi italiani contemporanei, drammaturgia del territorio.

Con Il gabbiano di Cechov il “corpo a corpo” con i classici si preannuncia emozionante e intenso. Non soltanto perché si tratta di uno dei capolavori teatrali più amati e più rappresentati universalmente, ma anche per l’interesse dei temi che ne costituiscono la struttura: il conflitto generazionale tra genitori e figli e tra artisti affermati e giovani debuttanti; la riflessione dei personaggi sul senso del teatro, della scrittura e più in generale dell’arte; l’amore, raccontato in molte delle sue varianti.

La novità italiana che presentiamo, La fine di Shavuoth, regia di Cristina Pezzoli, è scritta da un giovane autore fiorentino, Stefano Massini, che si sta rivelando con premi, allestimenti e pubblicazioni, come uno dei drammaturghi migliori della nuova scena italiana. Questa commedia, che racconta l’incontro notturno in un teatro del ghetto di Praga tra un ventinovenne Franz Kafka e un giovane attore polacco, Itzach Loewy, è poetica, intelligente e scritta veramente bene, con una maestria tale da sorprendere se si pensa all’età dell’autore.

E’ interessante sottolineare che Il gabbiano e La fine di Shavuoth sono testi accomunati da due aspetti: entrambi grondano di ragionamenti appassionati di scrittori e di attori sul teatro, sulla recitazione, sul mestiere di scrivere e entrambe sono storie in cui tra i protagonisti spiccano personaggi giovani. Infatti abbiamo potuto offrire a 6 giovani attori, selezionati attraverso centinaia di audizioni in tutta Italia, un’importante occasione professionale per perfezionare la propria creatività accanto agli artisti più esperti della compagnia del Teatro Stabile come Carlo Simoni, Patrizia Milani e Alvise Battain.

Franz Kafka, 1910

Acciaierie: Foto Acciaierie di Bolzano

L’altra nuova produzione porta a compimento la trilogia che il Teatro Stabile ha voluto dedicare alla memoria del lavoro e delle migrazioni nella nostra regione prima, con Da qui a là ci vuole 30 giorni... di Castelli e Caldonazzi, poi con Sinigo di Andrea Rossi e ora con Acciaierie, lo spettacolo che Andrea Castelli, Antonio Caldonazzi e Sandro Ottoni stanno preparando sulla storia della zona industriale di Bolzano vista dal basso, ovvero attraverso gli occhi di chi ci ha lavorato per una vita intera.
Con queste scelte si vuole confermare la fiducia in un teatro di parola, di idee, di poesia, che abbia qualcosa da dire al proprio pubblico, che voglia confrontarsi sul piano artistico e dei contenuti con la nostra comunità e che si esprima attraverso testi, interpretazioni e messe in scena di qualità.

Marco Bernardi