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Un Otello giovane per un progetto denominato “Work in progress”, ovvero un master lanciato, da qualche anno ormai, dal Teatro Litta ed ideato per mettere alla prova, valorizzandoli in un percorso triennale, registi esordienti ed emergenti.
Un Otello che risente delle nuove contaminazioni artistiche con ritmi del tutto particolari e contemporanei. Un Otello emozionante quello di Claudio Augelli che ha ridotto e sfrondato il testo originale del quale sopravvivono in gran parte le parole, ma calate in un contesto estraneo: l’intera vicenda viene infatti ambientata attorno al tavolo di un unico interminabile banchetto nuziale in cui celebrare l’unione di Otello e Desdemona e poi la loro fine. Il tutto tra palloncini, cappelli di carta, monologhi recitati al microfono. I cinque personaggi, gli sposi, Iago, Emilia e Cassio, ne escono degradati, goffi e un po’ ubriachi, ignari del destino che incombe su di loro.
I commensali vivono i loro destini davanti ai nostri occhi, compiono il loro percorso verso la rovina; un percorso fatto di fraintendimenti, menzogne, invidie, e piccole risate: una commedia degli equivoci dentro la quale la miopia e la sostanziale inadeguatezza dei personaggi ai loro ruoli, trasforma la loro storia in un progressivo sacrificio di chi più degli altri ha voluto ritagliarsi quella parte, la parte dell’agnello sacrificale.
Desdemona appare come la portata principale di un banchetto che vede tutti gli invitati coinvolti nella sua scarnificazione. Tutti portatori di un disagio, di un malessere che li spinge a sfogarsi a scapito di quella “santa donna” a cui piace ammettere: ”State certo che il vostro avvocato preferirà morire piuttosto che rinunciare a difendere la vostra causa.” C’è una sottile perversione in questa promessa, un sottile piacere nel distinguersi, nel primeggiare prostrandosi agli altri.
Un sacrificio che si sviluppa per il tempo di una festa, una festa che si dilata, che si espande comprendendo tutta la vita dei suoi commensali, una grande abbuffata i cui brindisi scandiscono la degenerazione dei rapporti, fino in fondo, fino all’ultima portata.
Nello spettacolo ci sono molte citazioni da Carmelo Bene a Nekrosius a Emma Dante solo per restare a quelle più evidenti.
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