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Laura Marinoni 
Le lacrime amare
  di Petra Von Kant


Un testo di grande forza per un’analisi
disincantata dell’amore
di Rainer Werner Fassbinder
traduzione Roberto Menin
regia Antonio Latella
scene e costumi Annelisa Zaccheria
suono Franco Visioli
luci Giorgio Cervesi Ripa
con Laura Marinoni

Teatro Stabile dell’Umbria
Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Testo di grande profondità e forza dirompente, Le lacrime amare di Petra von Kant di Rainer Werner Fassbinder (1945-1982), diretto da Antonio Latella e interpretato da un’affascinante Laura Marinoni.
Scritto all’inizio del ’71 dal genio trasgressivo di Fassbinder, Le lacrime amare di Petra von Kant, è un viaggio nell’universo sentimentale femminile ambientato in Germania. Petra è una donna libera, colta e ricca. Si è lasciata alle spalle due matrimoni ed è totalmente presa dal suo lavoro di stilista di successo. Si innamora di Karin, una ragazza più giovane e di estrazione proletaria. Petra è abituata a dominare ed è possessiva, mentre Karin vuole sfruttare la situazione senza rinunciare alla sua libertà. Sei mesi dopo Karin lascia Petra. Nella disperazione della perdita dell’amante, Petra riesce a ritrovarsi, riconoscendo la natura del suo sentimento per la ragazza: lei non l’ha amata, ha voluto possederla, vincolandola a sé per mezzo del suo denaro e del suo prestigio. La relazione che lei voleva imporre a Karin non era diversa da quella che, in passato, i suoi mariti esigevano da lei. E anche lei, come Karin, l’aveva rifiutata.

Per raccontarci la donna Fassbinder sente la necessità di chiuderla nella sua casa, quasi come se isolandola riuscisse ad evidenziarne tutti i suoi lati, compreso il virus che l’ha contagiata. Allo stesso modo, nello spettacolo di Latella, autentico protagonista della nuova scena teatrale italiana, Petra vive nella sua casa atelier, che è uno spazio interiore.
Lo sfondo si anima delle ombre di gesti e oggetti quotidiani, ma tutto ciò che si ripete giorno per giorno non sfiora Petra, è a sua disposizione. Nella scena della sua vita, dove lei è protagonista assoluta, domina una figura gigantesca: un nudo femminile (un ritratto dell’attrice che interpreta Karin) alto quattro metri, più vero del vero. Una statua arcaica, allo stesso tempo bambola e mito, che incombe sui personaggi e traduce visivamente il ruolo che la figura femminile ricopre nell’immaginario di Fassbinder: una proiezione, un ideale, un’icona, una gigantografia, una mappa dei sentimenti.

Rainer Werner Fassbinder è un autore al quale lo Stabile di Bolzano ha sempre guardato con molta attenzione. Drammaturgo, attore, regista, sceneggiatore, è stato senza ombra di dubbio uno degli artisti più rappresentativi nella Germania degli anni Settanta. Un talento creativo ed eclettico il suo sullo sfondo di una vita vissuta, è il caso di dirlo, in maniera intensa. In quattordici anni di attività, Fassbinder, ci ha lasciato 11 testi teatrali, 30 lungometraggi, 3 cortometraggi, 2 film per la televisione e 2 serial televisivi. Senza contare importanti adattamenti e riscritture di opere teatrali di altri autori (come “Ifigenia in Tauride” di Goethe, “La bottega del caffè” di Goldoni, “Il villaggio in fiamme” di Lope de Vega) qualche drammaturgia collettiva, più di 30 regie teatrali, alcuni lavori radiofonici. Come attore, oltre a recitare in quasi tutti gli spettacoli da lui stesso diretti, ha partecipato ad almeno 19 film di colleghi.


BOLZANO: Teatro Comunale (Sala Grande)
Turno A giovedì 3 aprile h. 20.30
Turno B venerdì 4 aprile h. 20.30
Turno C sabato 5 aprile h. 20.30
Turno D domenica 6 aprile h. 16.00