Scritto e diretto dallo studioso di teatro Michele Flaim, Gli ultimi giorni di Frank Wedekind” vuole essere un atto d’amore nei confronti di uno degli scrittori più originali dei primi decenni del secolo scorso. Autore drammatico, cosmopolita di formazione, sin dai suoi esordi il drammaturgo tedesco si distinse per la carica di rivolta antiborghese che si ritrova già in Risveglio di Primavera, la sua prima pièce andata in scena nel 1891. Le sue opere che uniscono indissolubilmente il pungente anticonformismo alla spregiudicatezza stilistica, hanno codificato i miti letterari destinati a segnare l’immaginario del XX secolo: basti citare Il vaso di Pandora e Lulù, storia di una donna vampiro nella quale l’autore stigmatizza l’ineluttabilità e la banalità del male.

 

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Il plot narrativo ci porta al secondo decennio del secolo scorso, ovvero a fine febbraio – inizio marzo 1918, quando mancano ancora diversi mesi alla fine della Prima Guerra Mondiale. A Monaco, Frank Wedekind sta combattendo la sua guerra personale con la malattia. Uno studente lo avvicina, vuole discutere una tesi su di lui prima di partire per il fronte. Sarà davvero solo un semplice studente?
Questo incontro, sconosciuto alle biografie ufficiali, dà modo a Wedekind di ripercorrere alcune tappe della propria carriera e della propria vita: i rapporti burrascosi con gli editori, la vita nella Parigi della bohème, fughe dalla polizia, processi, carcere, esperienze sessuali raccontate senza pudore, l'affannosa ricerca della tranquillità economica, il matrimonio con una giovanissima attrice austriaca, le frequentazioni di artisti e prostitute, circensi e faccendieri...
Quando nel dopoguerra le sue opere cominciarono a essere rappresentate in Italia, Pietro Gobetti, tra i primi a recensirle, lo definì «odiatore fierissimo di tutte le convenzionalità, condottiero audace di ogni lotta per la franchezza» e lo salutò come uno dei padri del teatro moderno. Gli espressionisti lo presero a modello, non solo come drammaturgo, ma anche come attore, con il suo stile antinaturalistico, così distante dai canoni imperanti da lasciare disorientati pubblico e critica. Bertolt Brecht riconobbe il profondo debito nei suoi confronti.
Sul palco, accanto a Peter Schorn nel ruolo di Frank Wedekind, tre musicisti del gruppo Nachtcafé: Gabriele Muscolino alla chitarra, Matteo Facchin alla fisarmonica, Marco Stagni al contrabbasso. Lo spettacolo è scandito dalla musica grazie ad alcune canzoni - nella traduzione di Gabriele Muscolino - tra le più belle di Wedekind, che affrontando senza reticenze le tematiche ipocritamente bandite dal discorso pubblico del tempo, hanno fatto la storia del cabaret tedesco. Il disegno luci è di Andreas Vale.
I biglietti per lo spettacolo sono in vendita presso le Casse del Teatro Comunale (piazza Verdi 40; tel 0471 053800) aperte dal martedì al venerdì dalle 11 alle 14 e dalle 17 alle 19 e il sabato dalle 11 alle 14; online sul sito www.teatro-bolzano.it .
Ricordiamo che ai giovani spettatori under 20 è riservato il prezzo speciale di € 6 a biglietto, come per gli abbonati alla Stagione “La Grande Prosa”. Gli abbonati inoltre, possono utilizzare i loro buoni omaggio anche per la visione degli spettacoli della rassegna “Altri Percorsi”.