"ITALIANESI" DI SAVERIO LA RUINA APRE LA RASSEGNA "ALTRI PERCORSI / ARTE DELLA DIVERSITA'" MERCOLEDì 30 GENNAIO

 

"Italianesi", ovvero "italiani" in Albania, "albanesi" in Italia. E' uno dei monologhi di maggior successo della passata stagione, scritto e interpretato da Saverio La Ruina ad aprire la rassegna "Altri Percorsi / Arte della Diversità" mercoledì 30 gennaio alle 20.30 nel Teatro Studio del Comunale di Bolzano.

Le storie che racconta Saverio La Ruina, che con questo spettacolo giunge a Bolzano per la prima volta, lasciano sempre un segno profondo: sono storie vere, autentiche, di persone incontrate realmente, ascoltate e poi ripercorse in prima persona sul palcoscenico, con una lingua viva e bruciante. Italianesi 5 -  Giulia Gattere ridottaSaverio La Ruina


Fino a ora l'artista calabrese ha fatto rivivere in scena vicende di donne del profondo sud, "dissonorate", vittime di una società ancora feudale e condensate in due spettacoli "Disonorata" e "La Borto". Ora, con la compagnia "Scena Verticale" da lui fondata assieme a Dario De Luca, l'attore e regista affronta un altro dramma lancinante, quello dei figli di militari italiani nati in Albania dopo la seconda guerra mondiale e cresciuti nei campi di prigionia, fra due patrie, senza vera identità nazionale. Una tragedia inaudita, rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case. Dimenticati per quarant'anni, i prigionieri giungono nel Belpaese nel 1991, dopo la caduta del regime. Convinti di essere accolti come eroi, sono paradossalmente condannati a essere italiani in Albania e albanesi in Italia.
Maglioncino dimesso, pantaloni demodè, una sedia in uno spazio per il resto immensamente vuoto: La Ruina veste i panni di Tonino, sarto di famiglia italiana nato nel 1951 in Albania e per questo cresciuto in prigionia. Una vita vissuta nel mito del padre da ritrovare una volta tornato in patria. Quando finalmente potrà rientrare in Italia si sentirà uno straniero, un non voluto, perché la sua presenza disturba, obbliga alla riflessione, suscita colpe, evoca errori, orrori e infamità. In una lingua calda e pastosa che scivola in un dolce accento, con la sua capacità di lettura antropologica, con il suo senso della poesia e del ritmo, La Ruina da vita a un monologo che porge al pubblico con una mitezza disarmante, con i toni sfumati e lievi dell'acquarello, discreto ma efficacissimo nel dosare silenzi e gesti e nel dialogare con le musiche eseguire dal vivo di Roberto Cherillo. Il suo Tonino è un uomo remissivo, di quell'ingenuità che non sa vedere il male nella sua interezza e crede e spera, mantenendo sempre saldo il timone della sua umanità. "Sono veramente libero?" In questo interrogativo sta tutta l'essenza di questo racconto di dislocazione, di sradicamento continuo e impenitente in cui il protagonista è straniero ovunque, vittima di un eterno ritorno a  un'origine che non lo riconosce.
Vincitore del Premio Ubu 2012 come "Miglior attore italiano" per questa interpretazione, la Ruina è stato paragonato dalla critica a Eduardo De Filippo per la capacità di condurre passo passo lo spettatore dentro l'anima di un personaggio.
I biglietti sono in vendita presso le Casse del Teatro Comunale (piazza Verdi 40; tel 0471 053800) aperte dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.00 e il sabato dalle 10 alle 13;  online sul sito www.vipticket.it.

Ricordiamo che ai giovani spettatori under 20 è riservato il prezzo speciale di € 6 a biglietto, come per gli abbonati alla Stagione "La Grande Prosa".

Gli abbonati inoltre, possono utilizzare i loro buoni omaggio anche per la visione degli spettacoli della rassegna "Altri Percorsi / Arte della Diversità".

 

Durata: 75 minuti, atto unico