27-01-2012 - GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA PER IL PRIMO ANNO DI TOURNEE DI "SPETTRI" DI HENRIK IBSEN DIRETTO DA CRISTINA PEZZOLI

Si è concluso con la tappa milanese al Teatro San Babila il primo anno di tournèe nazionale di "Spettri" di Henrik Ibsen, produzione dello Stabile diretta da Cristina Pezzoli. Grande il successo di pubblico e critica per questo capolavoro che rivive nell'interpretazione di Patrizia Milani, Carlo Simoni, Fausto Paravidino, Alvise Battain e Valentina Brusaferro. Lo spettacolo verrà ripreso nei mesi di febbraio e marzo 2013. Qui sotto gli estratti della rassegna stampa:


banner spettri copy L’ Ibsen della Pezzoli con Paravidino James Dean nordico

Colpa, rimorso, ipocrisia, incesto: la Pezzoli mette tutto in ebollizione, monta una macchina teatrale in cui tutto avviene in crescendo, specie l’interpretazione degli attori, che qui sono quasi sempre magnifici. Patrizia Milani è una signora Alving dominata da una fisicità e da una intensità di enorme efficacia espressiva. Osvald è un Fausto Paravidino un po’ disuguale, ma credibile nell’incarnare una specie di James Dean nordico. Con loro, gli ottimi Carlo Simoni (il pastore Manders), Alvise Battain (il falegname Engstrand) e Valentina Brusaferro (Regine). Successo

grande e meritato.

Osvaldo Guerrieri / La Stampa

 

Ombre invadenti sulla coscienza dei vivi

Fulcro della vicenda è Helene, la madre, con la sua vita spesa nell’accettazione di una sconfitta sentimentale e umana e nel dare un conformistico quanto falso spessore morale al marito defunto, brava Patrizia Milani nel disegnare una madre tormentata, autentica nel suo tragico sgomento.

Accanto a lei il pastore Manders che Carlo Simoni ben rende nel suo egoismo, ipocrita e impotente a vivere, spettrale nel suo soffocante moralismo. Paravidino col suo recitare sofferto, sempre ispido nel tormento, è un figlio estraneo ai genitori, segnato a morte da una malattia venerea trasmessagli dal padre, un’interpretazione tesa e profonda. Bravi anche Alvise Battain e Valentina Brusaferro in questo dramma dell’ipocrisia e del conformismo che portano solo a logoranti e logorate infelicità.

Magda Poli / Corriere della Sera

 

Spettri

Cristina Pezzoli allestisce in un freddo spazio geometrico battuto da cupe piogge il classico di Ibsen, ancora carico di una modernità esaltata dalla bella elaborazione drammaturgica di Letizia Russo.

Un’austerità e una pulizia che ben si addicono al testo, che abbatte l’ipocrisia della borghesia benpensante con la confessione dei suoi vizi nascosti e mortiferi.

Ottima la compagnia di attori anche se l’impostazione classica di Carlo Simoni e Patrizia Milani a tratti stride con il piglio anticonvenzionale del bravissimo Fausto Paravidino.

Simona Spaventa / La Repubblica

 

A teatro riappaiono gli Spettri

Spicca, ed è la vera vedette dello spettacolo, Patrizia Milani, la quale entra da grande attrice. Come lo fu Lilla Brignone nel ruolo grandioso della signora Halving traendone una donna vera, non teatrale, chiusa all’inizio in una atmosfera ottocentesca ma a progredire poi verso un modello di eroina diseroicizzata dei nostri giorni. Bravissima. E spicca il giovane Fausto Paravidino che sottrae il suo Osvald da clichè consumati, lo restituisce (con il rischio di eccedere) con toni  eclusivamente, ricercatamente nevrotici e beffardi.

Domenico Rigotti / Avvenire

 

Gli spetti di Ibsen un dramma “gridato” ma recitato sottovoce

Ancora oggi il dramma di Ibsen, presentato dal Teatro Stabile di Bolzano nella elaborazione drammaturgica di Letizia Russo, si propone, attraverso l’allarmante problema della ereditarietà, come una condanna della morale offesa, dell’ipocrisia, del tradimento. E limpida, aggressiva, la regia di Cristina Pezzoli compone, nella scena meravigliosamente “fredda” di Giacomo Andrico, uno spettacolo di forte tensione con la straordinaria Patrizia Milani e Carlo Simoni interpreti di profonda verità insieme con la rivelazione Fausto Paravidino, Alvise Battain e Valentina

Brusaferro.

Carlo Maria Pensa / Libero

 

Ibsen e la casa prigione

La scabra chiave di lettura scelta dalla regista che impone ai suoi attori una recitazione antiretorica, a tratti minimalista, appare con maggiore evidenza nel secondo tempo, quello della deflagrazione dei conflitti e del prevalere degli spettri del passato. Lo scavo psicologico, che nel testo illumina con moderna sensibilità l’intreccio di passioni, legami incestuosi, violenza e follia derivati dalla tragedia

greca, si fa carne sulla scena grazie alla sorvegliata forza interpretativa di Patrizia Milani (nella parte di Helene Alving), intensa nel tradurre in una disperata fisicità i toni parossistici del dialogo.

In uno spazio reso spettrale dalla presenza di un albero dai rami nudi e contorti, si incontrano un’ultima volta i protagonisti: il pavido pastore Manders (reso con sobria penetrazione da Carlo Simoni), ricattato dall’astuto falegname Engstrand (un torbido Alvise Battain); il tormentato Osvald Alving di Fausto Paravidino, giunto all’epilogo della sua infelice esistenza, e la giovane domestica Regine Engstrand (Valentina Brusaferro), risoluta nel sottrarsi con vitalistico egoismo

alla rete mortale che imbriglia un’umanità piagata e senza possibilità di riscatto.

Caterina Barone / inscenaonline

 

Quasi tutti noi siamo Spettri

Emoziona la scena finale quando Osvald delira tra le braccia della madre: i gesti e le parole esprimono con raffinata e intensa semplicità la follia, il fallimento della vita, il crollo dei sogni di felicità. Il pubblico partecipa con grande attenzione: alla fine premia la prova degli attori con lunghi e convinti applausi.

Massimo Bertoldi / Alto Adige

 

Gli spettri del rimorso

Cristina Pezzoli ha firmato una regia personalissima, utilizzando una chiave di lettura dell’opera che denota una scelta di messa in scena decisa e ben costruita e la volontà di mantenere un percorso rigoroso del testo, rispettando sì i ruoli ed i tratti psicologici di tutti i personaggi, ma lavorando in forma diversa su Osvald, collocandolo in una dimensione di modernità che induce a pensare come la sua “follia”, il suo disagio, la sua voglia di un amore pulito e sano siano necessità

universali.

Antonia Dalpiaz / L’Adige