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Nel suo ultimo Album, con uno dei suoi inconfondibili monologhi e con quel modo unico di cantastorie capace come pochi altri di tenere il palcoscenico e di conseguenza l’attenzione della platea, Paolini ci racconta la storia di chi subisce i gusti della società mercantile. Il punto di partenza di questa narrazione, come ci dice lo stesso autore, è lo strapotere dell’economia sulle nostre vite. Lo spettacolo non è una invettiva contro il mercato, ma una presa d’atto della sua onnipresenza anche in momenti e settori che un tempo non gli competevano.
La povertà che offre lo spunto all’inizio del lavoro, quei “Miserabili” di Victor Hugo condannati a non avere alcuna speranza, è solo un trampolino di lancio per le incursioni monologanti nella nostra epoca tutta carrelli della spesa, shopping, denaro, finanza, carriera, flessibilità, liberismo e chi più ne ha più ne metta. Questo teatro di testimonianza che si fonde con l’orazione civile è ancora una volta capace di coinvolgere il pubblico con il quale Paolini interloquisce per due ore toccando molti punti e lasciando spesso l’amaro in bocca.
“L’intuizione sulla centralità esagerata dell’economia rispetto alle nostre esigenze”, dice Paolini, “si è rivelata esatta, ma saperlo non può consolarci. Le soluzioni solo economiche della crisi attuale lasciano intatto il problema di fondo: senza forti contrappesi culturali Economia e Politica non sono in grado di pianifi care il nostro futuro”.
Come di consueto gli spettacoli di Paolini non si basano solo sull’impegno, ma anche su un allestimento leggero, sull’umorismo e sulla musica dal vivo dei “Mercanti di Liquore” (Lorenzo Monguzzi, Piero Mucilli, Simone Spreafico). A far pensare ma anche ridere c’è per esempio il dialogo immaginario con la signora Thatcher che sentiremo esaltare le magnifiche sorti di un mondo in cui non è fondamentale lavorare, ma sembrare, vendere, comprare, far girare soldi.
Insomma la sua è una carrellata di storie e di personaggi, di racconti, divagazioni, canzoni in cui si ride. Certo si ride amaro ma si respira a pieni polmoni una salutare, tonificante boccata d’ossigeno. Uno spettacolo che è anche una sorta di cabaret alla Giorgio Gaber.
Una ballata sull’economia, un ragionamento ad alta voce, quello di Paolini, che dopo qualche anno ritorna a Bolzano nella stagione dello Stabile per raccontarci di come l’euforia liberista ha cambiato le nostre vite e non sempre in meglio.
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